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La Famiglia prima agenzia di Pace: il messaggio di Benedetto XVI°.

Posted by gpcorso su 30 dicembre 2007

 DA ROMA per AVVENIRE MIMMO MUOLO
 F
amiglia e pace. All’inizio del terzo mil­lennio occorrerà abituarsi a pensarle, scriverle e metterle sempre più in con­nessione queste due fondamentali realtà. An­che perché senza l’una non ci può essere l’al­tra. Ed è in famiglia che si apprende fin da pic­coli la «grammatica» della pacifica conviven­za, che poi deve coinvolgere «tutta la grande famiglia dell’umanità». Allo stesso modo, poi, bisognerà riprendere a preoccuparsi che non proliferino le armi nucleari e non aumentino i Paesi che ne sono detentori; che l’ambiente sia preservato, che ci sia un’equa distribuzio­ne della ricchezza e che venga rispettata e ap­plicata la legge naturale comune a tutto il ge­nere umano.
 
Sono questi alcuni dei prin­cipali contenuti del Messag­gio di Benedetto XVI per la Giornata mondiale della Pa­ce, che come di consueto verrà celebrata il prossimo 1° gennaio. Il testo, che ha per tema Famiglia umana, comunità di pace è stato pre­sentato ieri nella Sala Stam­pa vaticana dal cardinale Renato Raffaele Martino e dal vescovo Giampaolo Cre­paldi, rispettivamente pre­sidente e segretario del Pon­tificio Consiglio della Giusti­zia e della Pace.
 Pace e famiglia.
«In tutto il messaggio – ha fat­to notare il porporato – il Santo Padre ci fa ve­dere come la famiglia e la pace si richiamano costantemente in una feconda circolarità che costituisce uno dei presupposti più stimolan­ti per dare corpo ad un adeguato approccio culturale, sociale e politico delle complesse te­matiche relative alla realizzazione della pace nel nostro tempo».
  Il Papa, infatti, afferma che «chi – anche in­consapevolmente – osteggia l’istituto familia­re rende fragile la pace, perché indebolisce quella che di fatto è sua principale ‘agenzia’». «Tutto ciò che contribuisce a rendere più de-
bole la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e di una donna – prosegue il Messaggio che Avvenire pubblica integralmente – ciò che direttamente o indirettamente ne frena la di­sponibilità all’accoglienza responsabile di u­na nuova vita, ciò che ne ostacola il diritto ad essere la prima educatrice dell’educazione dei figli, costituisce un oggettivo impedimento sul­la via della pace».
  La famiglia, scrive ancora Benedetto XVI, «ha bisogno della casa, del lavoro, della scuola per i figli, dell’assistenza sanitaria di base per tut­ti. Quandi la società e la politica che non si im­pegnano ad aiutare la famiglia in questi cam­pi, si privano di un’essenziale risorsa a servi­zio della pace». Anche il lessico familiare, sot­tolinea Papa Ratzinger, è importante da que­sto punto di vista. «Lì è ne­cessario attingere sempre per non perdere l’uso del vo­cabolario della pace. Nell’in­flazione dei linguaggi, la so­cietà non può perdere il rife­rimento a quella ‘grammati­ca’ che ogni bimbo appren­de dai gesti e dagli sguardi della mamma e del papà, pri­ma ancora che dalle loro pa­role ». Il Pontefice ricorda, i­noltre, che la famiglia «è ti­tolare di specifici diritti», i quali sono riconosciuti an­che dalla Dichiarazione uni­versale dei diritti dell’uomo.

 La grande famiglia umana.

 Del resto, prosegue il testo diffuso ieri, «non viviamo gli uni accanto agli altri per caso; stia­mo tutti percorrendo uno stesso cammino come uomini e quindi come fratelli e sorelle». Siamo tutti figli di Dio, «supremo Principio» su cui «possono essere poste le premesse per l’e­dificazione di un’umanità pacificata». Questa grande famiglia umana ha per casa la terra. Il Papa, dunque, esorta ad aver cura dell’am­biente, senza che perciò «la natura materiale o animale» venga considerata più importante dell’uomo». Ripartire i costi di questa tutela, as­sumere impegni e decisioni comuni, dialoga­re evitando l’unilateralismo, fare attenzione
alle «gestione delle risorse energetiche del pia­neta, rivedendo gli elevati standard di consu­mo dei Paesi ricchi, evitare sprechi e non ap­piattire l’economia alle «crude leggi del gua­dagno che possono risultare disumane» sono le raccomandazioni contenute nel testo.
 Il problema delle armi.
Il Papa lancia un for­te appello per lo «smantellamento progressi­vo e concordato delle armi nucleari esistenti» evidenziando «il pericolo che si moltiplichino i Paesi detentori dell’arma nucleare». A questo proposito il cardinale Martino, durante la con­ferenza stampa, ha notato: «La spesa militare del 2006 è stata pari a 1.204 miliardi di dollari. E nel nel decennio 1997-2006 c’è stato un au­mento medio del 37%». Quanto ai venti guer­ra Usa-Iran, il porporato, in risposta a una do­manda, ha aggiunto: «Le minacce di guerra so­no solo parole, ma fanno male all’atmosfera in­ternazionale perché possono generare preoc­cupazione e portare alla produzione di nuove armi. Il disarmo oggi, infatti è lungi dall’esse­re raggiunto». Disarmo che, ha concluso mon­signor Crepaldi, «farebbe un grande bene alla pace, dal momento che le armi sono le vita­mine con cui si alimentano le guerre».
 Tra i punti salienti del testo del Papa, presentato ieri dal cardinale Martino e dal vescovo Crepaldi, il riarmo nucleare, la tutela dell’ambiente, il saccheggio delle fonti energetiche dei Paesi poveri

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