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Il cattolico Lucio Dalla: “Quale marxista? Io mi ispiro all’Opus Dei”.

Posted by gpcorso su 27 dicembre 2007

dalla.jpgdi Bruno Volpe

CITTA’ DEL VATICANO – Quando l’abito non fa il monaco. E neppure il marxista. Da sempre additato come una delle voci musicali della sinistra, e in particolare del comunismo, l’artista Lucio Dalla racconta in esclusiva la sua verità a ‘Petrus’.

Maestro, Lei per anni ha partecipato ai Festival dell’Unità e ai raduni comunisti. A Settembre, invece, si è esibito alla cattolicissima ‘Agorà dei Giovani’ di Loreto. Sarà mica stato folgorato sulla via di Damasco? “La ringrazio per l’opportunità che mi dà per sfatare questa leggenda: non sono mai stato né marxista, né comunista. Se mi sono esibito alle manifestazioni di sinistra è perché sono un professionista: gli organizzatori mi hanno pagato ed io ho cantato. Punto. Non credo che un cattolico – perché io tale sono – debba rifiutare le offerte che gli vengono fatte solo per una questione ideologica. Detto ciò, reputo che il marxismo, come ha sottolineato il Papa nella sua ultima Enciclica, contenga alcuni elementi in comune con il cristianesimo, anche se ha fatto, sbagliando, un mito dell’economia. La pancia piena non è il solo traguardo possibile per l’uomo, che ha il diritto di esprimere liberamente le sue idee e le sue credenze religiose”.

Si racconta che Lei sia una sorta di ‘maniaco della perfezione’ nel lavoro.“E’ così. Io credo nella ricerca del bello, nella santità e nella mistica del lavoro, che poi vuol dire santificarsi per mezzo della propria professione”.

Una logica che coincide con quella di San Josemarìa Escrìva, il fondatore dell’Opus Dei…“Esatto. Sa, apprezzo molto questo Santo”.

Lucio Dalla cattolico e devoto dell’Opus Dei: chi l’avrebbe mai detto?“Che c’è di male? Trovo il messaggio di San Josemaria di straordinaria attualità. Il Santo spagnolo non faceva del lavoro un idolo, ma affermava che qualsiasi attività, anche la più semplice, deve essere eseguita con scrupolo, professionalità e dedizione. Così ci si santifica nel lavoro e si santifica il lavoro”.

Ci parli di qualche altro segno distintivo del Dalla credente.“Certo. Reputo l’aborto, ad esempio, una cosa negativa. La vita va difesa sempre e comunque, dal suo momento inziale sino alla fine naturale. Personalmente, nell’esistenza di tutti i giorni, anche attraverso la mia affiliazione all’Opus Dei, cerco di contrastare ogni forma di ateismo e di secolarismo, fenomeni che, lamentabilmente, mortificano purtroppo i nostri tempi”.

Ci parli della Sua visione di Dio…“La ricerca del divino e della trascendenza fanno parte della natura umana. Nessuno può impedire all’uomo di aspirare al divino, al trascendente. Dio è in ogni luogo, nel volto degli uomini, nel sorriso di un bambino,anche in una canzone ben eseguita”.

Ha letto l’Enciclica del Santo Padre sulla Speranza: che impressione Le ha fatto?“L’ho trovata ineceppibile. Papa Benedetto XVI ha dimostrato ancora una volta di essere un grande e fine intellettuale. Qualche ‘bello spirito’ vuol farlo passare per nemico della ragione, ma il livello della sua catechesi è così elevato da sfuggire a quelle menti che ricercano, nel mondo attuale, solo l’insulto. Il Papa afferma, saggiamente, che fede e ragione devono e possono essere amiche e che non sono affatto categorie contrapposte. Io la penso come lui”.

Se dovesse dedicare una canzone al Pontefice, quale sceglierebbe?“Senza dubbio la mia ‘Inri’, nella quale si parla di due angeli, uno che rappresenta il bene, l’altro che rappresenta il male. Dio, nella sua perfezione, ha creato il concetto di libertà. La libertà, però, non rappresenta un arbitrio, ma implica la responsabilità. Ognuno può scegliere tra bene e male, e Dio non lancia anatemi. Alla fine giudicherà nella sua infinita misericordia, e sarà giudice sì severo ma buono. La salvezza è alla portata di tutti. Molti si chiedono, ed è spesso causa di crisi della fede: come è possibile la presenza del male nel mondo? Le sofferenze servono a forgiare e fortificare la nostra fede. Oserei dire che certe volte il male è necessario. Del resto, il diavolo nel deserto ha tentato Gesù, che seppe resistere dandoci un altro grandissimo esempio di fortezza davanti alle tentazioni”.

Sappiamo che Lei si interessa anche di dialogo interreligioso…“Sì, e lo ritengo necessario, a condizione di non perdere la propria identità”.

Da addetto ai lavori, che ci dice del canto gregoriano?“Solo gli ignoranti lo possono screditare. Rappresenta un patrimonio della nostra storia. E poi a me piace anche la Messa tridentina per la sua ricchezza di spiritualità. Bene ha fatto il Papa a liberalizzarla”.

Maestro Dalla, per terminare: l’Italia può avere speranza in un futuro migliore?“Guai a vivere senza speranza. Ma ognuno deve fare attivamente la propria parte senza rassegnazione”.

da http://www.papanews.it

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